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Punizioni a scuola, un problema da risolvere

Insegnamento - apprendimentoda Viversani. Servizio di Roberta Raviolo. Con la consulenza della dottoressa Evi Crotti, psicopedagogista a Milano.

Sberle e bacchettate sono proibite nel nostro paese, perchè rendono aggressivi i bambini. Ma, putroppo, qualcuno le usa ancora

I racconti di David Copperfield, di bambini puniti dai propri insegnanti, risalgono a centinaia di anni fa e, quindi, oggi le cose dovrebbero essere diverse.
A quanto pare, però, non è così. In due paesi evoluti come gli Stati Uniti e l'Italia c'è ancora chi crede a questi metodi brutali.


E recente, infatti, la notizia che proprio negli Stati Uniti, simbolo del benessere e della
democrazia, in molti istituti è tornata in voga la punizione corporale per gli allievi un po' troppo vivaci. E molti genitori sono favorevoli, accordando agli insegnanti il permesso di usarla. In Italia, non si sa ancora come si concluderà una triste vicenda accaduta a Roma, che vede protagonisti un gruppo di bambini della scuola materna, maltrattati da una delle loro insegnanti.

Eppure, nel nostro paese le punizioni fisiche nei confronti degli allievi sono punite dalla legge con sanzioni penali, che variano dalla sospensione dall'insegnamento fino al carcere, nei casi più seri.

La situazione in Italia

Un gruppo di genitori di una materna di Roma ha preso corso, a ottobre, all'Ufficio scolastico regionale per il Lazio. II motivo?
Un sistema di punizione adottato da una delle educatrici. In pratica la donna, per punire i bambini vivaci, avrebbe avuto l'abitudine di legarli alla sedia con lo scotch; del tipo usato per i pacchi. Sembra che pezzi di scotch venissero usati anche per imbavagliare i piccoli. I genitori hanno iniziato a insospettirsi quando i bambini, a parlavano del "gioco dello scotch, oppure mostravano segni rossi sulla bocca o sulle braccia. La maestra ha negato la presenza di scotch da pacchi in classe ma, a quanto pare, alcuni rotoli sono stati ritrovati nell'armadietto scolastico. La dirigente si mantiene sul vago, auspicando che gli organi competenti chiariscano la faccenda, della quale si sono interessati anche Telefono Azzurro, la procura della Repubblica di Roma e il Tribunale dei minori.

In molti stati americani le botte sono legali

Picchiare gli studenti ribelli è una pratica legale in 22 Stati americani su 50. Tra i 28 contrari ci sono soprattutto quelli del nord degli Stati Uniti. Più a sud, dove è ancora molto forte una cultura osservante (questi paesi fanno parte della cosiddetta "cintura della Bibbia"), paradossalmente, è più viva la convinzione che picchiare gli studenti sia un bene per la loro educazione. Viene ancora applicato un vecchio detto americano che recita "risparmia la cinghia, vizierai il bambino".
Gli anni di lotte condotte dalle associazioni dei pediatri, degli psicologi e degli esperti nell'educazione dei bambini vengono quindi vanificati da iniziative come quella portata avanti dall'associazione evangelica "Focus on the family", della Carolina del Nord, che da tempo cerca di convincere i genitori che le botte sono un bene per la crescita di un ragazzo o di una ragazza.

Lo psichiatra del gruppo ha addirittura teorizzato che il paese sarebbe più sano e onesto se mamma e papà permettessero agli insegnanti di picchiare i figli. Qualche genitore in effetti il pernesso l'ha già accordato. Infatti, gli istituti cui è ammessa questa forma di violenza, offrono delle "alternative" ai loro allievi: questi possono scegliere tra la sospensione, la presenza a
scuola di un genitore come compagno di banco oppure una dose di bacchettate inferte sul for schiena con una pala di legno.
Quello che stupisce è che quasi tutti ragazzi scelgono quest'ultima alternativa.

La violenza è diseducativa

Tutti gli educatori sono concordi sul fatto che punire fisicamente un bambino sia un metodo inutile al fine della sua educazione perché non serve a fargli capire che ha commesso un errore e non lo spinge a non ripeterlo più. Se non ricade nello stesso sbaglio, vuol dire che il piccolo è tenuto a freno soltanto dal terrore di riprovare nuovamente un dolore fisico, ma non si pone il problema di aver commesso qualcosa di sbagliato.
Si tratta, insomma, solo di una forma di coercizione, di un divieto che non viene motivato da alcuna spiegazione.

•Inoltre, picchiare un ragazzino significa spingerlo ulteriormente sulla via del comportamento non corretto. Infatti, quando un bambino è piccolo non ha ancora una totale autonomia di giudizio.

•A questa età, si tende a considerare tutti gli adulti come modelli a cui fare riferimento (siano essi genitori o insegnanti) e questa convinzione si imprime in modo significativo nella memoria del bambino. Egli tende quindi a ripetere quello che viene fatto a lui. Se viene trattato con violenza, è molto probabile che diventi a sua volta un violento.
Così sarà portato ad alzare le mani sugli amici quando non condivideranno le sue idee e per tutta la vita sarà segnato da una tendenza alla violenza, in quanto non ha avuto modelli autorevoli ed educativi ai quali fare riferimento.

• Insomma, picchiare un bambino significa quasi sempre farne un adulto irragionevole e aggressivo.

Proprio il fatto che un ragazzo scelga le bacchettate al posto delle punizioni "morali" dovrebbe far riflettere. Significa che, tra le punizioni, è la meno "pesante" da sopportare. Certo, sul momento il ragazzo avverte dolore, ma una volta che le bacchettate sono state inflitte, di esse non resta traccia.

•La punizione fisica, quindi, non è formativa,
non propone un insegnamento per il futuro e non spinge a migliorare. Non mette in discussione, cioè, le dinamiche che hanno causato un certo comportamento e non propone un'alternativa.
Quindi, un ragazzo è portato a pensare "Devo solo resistere, tanto quando è finita non ci penso più" e quasi sempre torna a comportarsi come prima.

•Le sferzate sono uno strumento punitivo a senso unico. I ragazzi le preferiscono alla sospensione o all'avere un genitore come compagno di banco, perché questi due metodi li porrebbero davvero a confronto con se stessi e con il loro comportamento scorretto, obbligandoli a mettersi in discussione.

•Inoltre, c'è un altro risvolto altrettanto serio: la punizione fisica è paradossalmente vista come una prova di coraggio, da "duri". Quindi, ricevere una buona razione di bacchettate è quasi visto come una dimostrazione di coraggio, più che la sospensione o la presenza dei genitori. Tutto questo non fa che spingere anche i compagni a comportarsi nello stesso modo.

• Picchiare un ragazzo, insomma, non lo aiuta a migliorare, anzi può portarlo a comportarsi male per dimostrare di essere forte.
Insomma, questo metodo è come un gatto che si morde la coda, in quanto rischia di ritorcersi negativamente proprio sul ragazzino, lasciando insoddisfatti anche i genitori.

Ci vogliono le regole

Resta da capire perché in alcuni luoghi si è costretti a tornare a metodi arcaici e repressivi, dopo anni di discussioni su quello che è bene per i bambini. La spiegazione forse sta proprio nell'eccessiva libertà concessa a bambini e ragazzi che è passata, come dicono gli esperti, alla "licenziosità". La possibilità di esprimersi in modo autonomo, lo scarso dialogo tra
genitori e figli, le comodità della vita si sono oggi trasformate di fatto in una totale mancanza di regole e in una scomparsa dei ruoli.
Questo non aiuta i ragazzi ad avere modelli positivi di comportamento. Non si dovrebbe arrivare, infatti, al punto che un insegnante sia costretto a servirsi delle punizioni fisiche per farsi rispettare.

Tutto questo però dipende anche dal fatto che all'interno delle stesse famiglie i ruoli sono venuti a mancare.

Ecco alcuni consigli utili.
rare la buona pagella e la promozione come premi in sé, obiettivi raggiunti. Solo così potrà in seguito impegnarsi a fondo nel

lavoro e, in genere, nella vita adulta.

PER I FIGLI
Rispettare i genitori: solo in questo modo, un bambino potrà trasferire questo modello anche sull'insegnante e si abituerà

istintivamente a considerarlo una figura rassicurante e disponibile, ma alla quale si deve il rispetto.

PER I GENITORI
Trascorrere con i figli più tempo possibile, ascoltarli e parlare con loro: non ci si deve però dimenticare di essere genitori e non amici. Tra genitore e figlio deve esistere una scala gerarchica naturale, che va rispettata, mentre con gli amici il discorso è diverso in quanto loro sono tutti uguali.

∎ Limitare i premi e i regali in relazione ai successi o ai fallimenti scolastici: regalare il motorino o la vacanza all'estero per la promozione non è del tutto educativo, perché sarebbe bene che il ragazzo si abituasse a considerare la buona pagella e la promozione, come premi in sè, obiettivi raggiunti

Postato il Lunedì, 11 dicembre @ 14:36:55 CET di lia

 
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