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Le ragioni del castigo: Educare senza punire o punire per educare?

sviluppo identitàSilvia Bonino, Ordinario di Psicologia dello sviluppo all'Università di Torino. Psicologia contemporanea, 199, gennaio febbraio 2007

Se quarant'anni fa i giovani proclamavano il paradossale aforisma "vietato vietare", i decenni seguenti hanno visto emergere sempre più la questione delle regole come uno dei problemi cruciali non solo nelle istituzioni educative, quali la famiglia e la scuola, ma anche nella vita quotidiana delle società democratiche.


Attualmente gli studi sulla famiglia riconoscono nell'autorevolezza, vale a dire nella capacità di coniugare regole certe con apertura al dialogo e sostegno emotivo, una delle caratteristiche più positive dell'atteggiamento dei genitori: lo stile educativo autorevole si è dimostrato capace di promuovere il benessere dei figli, di favorire i comportamenti prosociali e di ridurre il coinvolgimento nei comportamenti a rischio.
Sul piano delle istituzioni educative, sono numerose le scuole che hanno lavorato in questi anni sui regolamenti d'istituto, nello sforzo di trasformarli da inerti strumenti burocratici a momenti di crescita per la scuola intera, chiamata a riflettere su quali sono le regole che devono governare il comportamento nella vita quotidiana.
Il dibattito sulle regole, sulle quali oggi tutti si dichiarano d'accordo finché se ne discute in generale, rischia però di arenarsi quando si arriva a parlare del modo di affrontare le violazioni. Che cosa fare quando qualcuno non rispetta le regole che una comunità - sia essa la famiglia. la scuola o la società - si è data= E qui che spesso scoppiano i contrasti tra chi ritiene che una sanzione sia sempre necessaria e chi invece pensa che le persone debbano essere educate a interiorizzare le regole e a rispettarle anche senza essere punite. Si finisce così per contrapporre un atteggiamento '`repressivo", che contempla precise punizioni di fronte alle trasgressioni, ad uno "educativo", volto a convincere le persone al rispetto delle regole senza ricorrere a sanzioni. Come tutte le contrapposizioni, anche questa rischia di semplificare e radicalizzare le posizioni, perdendo di vista l'articolazione e la complessità delle questioni in gioco.

Come già ricordavo tempo fa in questa stessa rubrica (Delle regole e delle leggi, «Psicologia contemporanea», 193) non vi è contrapposizione tra eteroregolazione ed autoregolazione. L'interiorizzare delle regole lungo l'età evolutiva, e la capacità di rispettarle in forza di un accordo socialmente condiviso nell'età adulta, non si realizzano in assenza di controllo sociale e quindi anche di sanzioni quando le norme non vengono osservate. Ciò significa, in concreto, che lo sforzo educativo per portare le persone a interiorizzare le norme e a comportarsi in modo coerente non implica affatto la rinuncia al controllo e alla sanzione: l'educazione non si contrappone alla punizione e quest'ultima fa parte del processo educativo. La violazione infatti rompe l'accordo stabilito e la sua mancata sanzione scredita la regola, così come il contesto sociale che l'esprime: una regola che si può impunemente ignorare perde progressivamente valore agli occhi sia dei bambini che degli adolescenti e degli adulti. Se non c'è differenza di trattamento nei confronti di chi la rispetta e di chi, invece, la ignora o la disprezza, significa che quella regola, così come l'autorità che l'ha promulgata, vale poco o nulla. Di conseguenza essa non viene interiorizzata (è questo il caso soprattutto del bambino e dell'adolescente) oppure, nel caso che già lo sia stata (come avviene più di frequente nell' adulto), l'interiorizzazione viene progressivamente a cadere. Gli esempi sono numerosi: se a scuola ad alcuni è permesso picchiare impunemente i compagni, né gli attori di queste violenze né gli altri bambini potranno imparare a risolvere i conflitti in modo diverso e più creativo; al contrario, anche quelli inizialmente più restii finiranno per ritenere legittimo ricorrere abitualmente alle percosse. Analogamente, anche l'adulto più ligio alle regole del traffico finisce facilmente per cedere alla loro violazione se trova nell'impunità generale la giustificazione al proprio cattivo comportamento, che da eccezione riprovevole diventa in tal modo normale

Il nodo cruciale allora non riguarda la contrapposizione tra educazione e punizione, dal momento che quest'ultima è parte integrante del processo educativo, quanto altri aspetti. Il primo è il tipo di punizione, che dovrebbe essere tale da indurre il colpevole a non perseverare nella violazione, ma anzi dovrebbe favorire l'adozione di comportamenti adeguati. Il fatto che la punizione comporti necessariamente un costo per chi ha violato la norma non implica che essa debba essere iniqua, eccessiva o degradante. Per favorire la maturazione morale dell'individuo, di qualunque età, essa
deve al contrario essere equa, commisurata alla colpa commessa e tale da riparare per quanto possibile il danno arrecato. Ma, soprattutto, essa deve essere capace di favorire il rispetto delle regole e d'indurne l'interiorizzazione. Per raggiungere questi obiettivi, la punizione non può essere incoerente e irragionevole, frutto più di un'ondata emotiva che non di un meditato intervento educativo, come troppo spesso avviene non solo in famiglia e a scuola ma anche nel più ampio contesto sociale.
Un altro aspetto rilevante è costituito dal numero e dalla chiarezza delle regole. Per essere autorevole, un sistema di regole non può essere elefantiaco e confuso: i due aspetti vanno di pari passo, perché quando le regole sono troppe rischiano di essere ambigue, contraddittorie e incontrollabili. E quanto avviene spesso nel nostro paese, dove si è sedimentato nel tempo un numero enorme di leggi e di regolamenti. Si calcola che in Italia siano in vigore, a livello nazionale, almeno -36.000 provvedimenti, ai quali si devono aggiungere gli innumerevoli regolamenti locali. Ne risulta un numero esorbitante di regole, sovente del tutto ignote, spesso tra loro incoerenti e per lo più comunemente ignorate.
Questa massa smisurata di regolamenti, che non favorisce né la chiarezza né il rispetto, si traduce in un progressivo svilimento delle norme che dovrebbero regolare la vita sociale, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Liberarsi da questo fardello è urgente, se non vogliamo che le nostre regole continuino ad assomigliare più alle famose "grida manzoniane", tanto altisonanti quanto inapplicate, che non alle leggi di un paese democratico.

Postato il Giovedì, 04 gennaio @ 13:32:02 CET di lia

 
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