| di rosalia fiaccabrino
“Le fiabe sono un viaggio avventuroso in cui gli individui si muovono, rendendo attraente l’esperienza del cambiamento. Permettono quel decentramento emotivo che fa rivedere e ripercorrere momenti di vita che divengono storia.” Maria Varano ( Psicologa e psicoterapeuta)
Per venire incontro ai bisogni, quanto mai variegati, dei miei deliziosi piccoli “tiranni”, ho iniziato un percorso terapeutico- educativo avvalendomi di alcune storie e fiabe sia classiche sia moderne, talvolta da me inventate.
I loro comportamenti problematici (palesi e individuabili ma non sempre catalogabili, sia pure ad occhi e cuori attenti), non sono facili da risolvere. Certo non servono i rimproveri né tantomeno i ragionamenti più o meno semplici e mirati: non sempre i bambini sono in grado di seguire i discorsi che i grandi a volte sappiamo offrire. Tra l’altro, sono convinta che se è bene spiegare con gentilezza come stanno le cose, è assolutamente necessario mostrarsi decisi e sicuri nel richiedere rispetto di norme relative a situazioni contingenti, comuni o straordinarie.
Ricordo la mamma di Lina, persona molto dolce e garbata, scusarsi sempre con noi per averla lasciata qualche ora in più del previsto. Un giorno cercava invano di convincere la propria figlia a tornare a casa, dopo una mattinata passata al Baby Parking a giocare con i compagnetti. “Amore dobbiamo tornare a casa, devo preparare il pranzo. Babbo ci aspetta!” Continuava a ripeterle. Lina si allontanava correndo e gridando “Non voglio andare a casa” La mamma, cercando di non perdere la pazienza, continuava “Amore, ora andiamo, sei stanca devi fare il riposino“. Questa storia durò una buona mezz’ora, finché con garbo, ma decisa, non la tirai da dietro lo scivolo. Vi si era acquattata e da lì continuava a dire di “no”. La consegnai alla mamma… scarpe e zaino compresi. Sorpresa dal mio intervento così pacato ma autorevole tacque e, mogia mogia, seguì la mamma.
Noi adulti dobbiamo accettare, rendendocene conto, che se il bambino pretende troppo possiamo perdere la pazienza e che se continuiamo ad insistere per ottenere il suo permesso, anche quando non è il caso, non gli consentiamo di comprendere le esigenze dell’ “altro”. Egli deve imparare ad adattarsi, entrare nella logica del dare e ricevere, comprendere che anche gli altri hanno delle esigenze, non solo lui. Diversamente può diventare egocentrico difficile da tollerare e da amare. Purtroppo il senso di colpa può innescarsi in noi adulti, spingendoci ad una trattativa continua ed eccessiva, inadatta ad un bambino piccolo, che invece si aspetta che i grandi sappiano decidere cosa è bene per lui. Allora, ben venga fermezza e autorevolezza coniugata, però, da competenze psico -pedagogiche volte all’attivazione di strategie risolutive di problemi tipici della prima infanzia ed oltre.
Insegnare a gestire le “emozioni” e con essi i comportamenti relativi è fondamentale Esse devono essere scoperte, comprese e problematizzate (Perché mi arrabbio? Perché sono emozionato/a? Perché è difficile per me fare quello che gli altri mi chiedono? ecc ) per poterle gestire e adeguatamente valorizzare. Dunque, conoscersi per educarsi ! Ai bambini così piccoli si può parlare con metafore per sortire un sicuro effetto terapeutico-educativo senza forzature o sterili ramanzine. Essi infatti introiettano principi di vita fondamentali per la loro armonica crescita, soprattutto attraverso fiabe, storie e racconti illustrati, anche con animali protagonisti di storie verosimili.
A tal proposito A.Oliverio Barberis, nel suo libro “Prova con una storia”, dice :
Illustri e brillanti psicoterapeuti come Carl Jung, Sheldon Kopp, Bruno Bettelheim, Milton Erikson hanno utilizzato le metafore nelle loro terapie non soltanto con i bambini ma anche con gli adulti; nell'infanzia, però, quando ci si sente inferiori agli adulti e ai bambini più grandi, la fantasia dà speranza e aiuta a fronteggiare le sfide dell'età.
Questa potenzialità tipica del gioco simbolico la possiedono anche le favole. Nel gioco i bambini costruiscono delle fiction in sintonia con le loro esigenze; dalle favole traggono invece ciò che serve e comprendono e ignorano ciò che non serve. La forma camuffata e indiretta invece di quella chiara e diretta, è una strategia che consente di inviare un messaggio senza creare resistenza nella mente conscia dell'ascoltatore.
Quando i bambini ascoltano una storia vanno alla ricerca di memorie che consentano di collegare ciò che stanno ascoltando con eventi precedenti. Nel compiere questo lavoro mentale essi, come gli adulti, fanno riferimento a dei "modelli" ossia delle rappresentazioni della realtà (relativi ad azioni, relazioni umane, oggetti, sensazioni, comportamenti, sentimenti).
I linguisti hanno definito questo scavare nel file della memoria "ricerca transderivazionale"; un'espressione astrusa soltanto in apparenza, che spiega come ascoltando un racconto i bambini associno e confrontino continuamente eventi e personaggi della storia con le proprie esperienze. (le frasi riportate non seguono la successione del testo dell’autrice , ma una logica intrinseca al contesto di questo mio articolo)
Rientrando dal giardino per i bambini inizia il RaccontaStorie, uno spazio-tempo dedicato alla fruizione di Storie e racconti per imparare
” Mi racconti una sftoria? Mi chiede Lina, con quel suo modo strano di pronunciare la S, seguita da Tina, Sandro, Alice, Michele ( sono i più grandetti , i più piccoli partecipano anche loro, ma si distraggono e spesso durante il tempo del racconto vanno a giocare altrove), e in coro dicono “dai, dai cominciamo!?” Si siedono in cerchio sul tappeto e aspettano che io, acconsentendo alle loro richieste, mi sieda prendendo posto nel “Cerchio” . Per prima cosa, chiedo quale vorrebbero che raccontassi. Ho imparato che a volte loro stessi mi suggeriscono quello di cui sentono il bisogno. Se non mostrano preferenze faccio mente locale a cosa può servire in quel momento e inizio un nuovo racconto.
Gli obiettivi perseguiti assumono una connotazione educativa olistica amalgamando principi relativi alla formazione globale del piccolo in crescita. Mirano soprattutto: - a superare determinati ostacoli intrinseci al loro essere in sviluppo dinamico emozionale; - a dipanare il loro potenziale umano per liberarsi da ogni tipo di condizionamento basato sulla specializzazione e la competitività ed arrivare a modalità di interazione, di collaborazione, di partecipazione con la realtà.
Le attività relative vedono i bambini operare con il Corpo, l’Io, l’Altro e la realtà delle cose
L’incipit dato dalla fiaba-racconto scaturisce in un’alternanza di azioni:
o ascolto attivo della storia
o guardarsi allo specchio e provare a fare le “boccacce”, proprio come La scimmietta briccona
o riprodurre le varie emozioni, usando il linguaggio delle “faccine”, sia graficamente sia con le espressioni del viso
o imitare le andature e i versi degli animali, presenti nei racconti
o individuare le frasi chiave e ripeterle
o memory delle emozioni
o domino delle emozioni
o puzzle realizzati con i più significativi fotogrammi catturati dai cartoni animati ( vedi le tavole di Cappuccetto rosso) o da clip realizzati con p.p usando le img dei racconti ( La scimmietta briccona )
o usare l’immaginazione per visualizzare i personaggi delle varie storie
o Rappresentazione delle le sequenze più significative della relativa storia
Personaggi con connotazioni caratterizzanti:
il leone Evaristo, spesso arrabbiato la giraffa Teodora, perennemente in ansia e emozionata la Scimmietta briccona, disubbidiente e combina guai le gallinelle Coccodina e Grigetta,amiche litigiose e prepotenti la Coccinella prepotente il piccolo Castoro, vergognoso di fare la pipì a letto Cappuccetto Rosso, allegra spensierata, ma un po’ imprudente Pierino e il lupo, la favola musicata di Prokoviev Il Formichino che non mangiava un bocconcino
Bibliografia:
Maria Varano ,“Guarire con le fiabe” - Melteni editore R. D’Alfonso, G. Garghentini, L. Parolini, “Emozioni in gioco” - EGA editrice Anna Oliverio Ferraris, “Prova con una storia “- Fabbri editore
Postato il Domenica, 17 giugno @ 22:27:17 CEST di lia |