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Davide e la grammatica

articoli e riflessioni

di Rosalia Fiaccabrino

Questo pomeriggio, come ogni giorno alla stessa ora, mi ritiro nella mia stanzetta per ritrovare un po’ di serenità nonché di privacy, cercando di prendere le distanze dalla mia famiglia numerosa e piuttosto caotica.
Davanti al mio Pc , controllo la posta, do un’occhiata al mio sito, navigo un po’, mi immergo nella lettura di vari articoli.

Ad un tratto di là nel soggiorno - attiguo alla mia stanza e isolato solamente da una porta a soffietto - comincia la solita discussione tra Carola e Davide, un ragazzino di quasi tredici anni, sveglio, intelligente e un po’ rompiscatole; l’oggetto è sempre lo stesso: i compiti assegnati e da eseguire. Davide lamenta che non ha senso eseguire quegli esercizi, che non servono a niente e sono soltanto stupidi.
Tra tira e molla, comunque inizia a studiare.
Lo sento ripetere: - Complemento di specificazione risponde alla domanda di chi, di che cosa; complemento di termine, risponde alla domanda a chi a che cosa… Va avanti così elencando via, via i vari complementi
Poveretto ha ragione, ma a cosa serve quella sterile tiritera? che scopo può assumere nella mente di un ragazzo un siffatto esercizio? Non può coinvolgerlo, non può suscitare interesse né fare scattare la molla della curiosità attiva. Uccide, piuttosto, il gusto di apprendere e studiare diventa una tortura.
Ma dove sta l’apprendimento consapevole?
La grammatica così presentata può ascriversi alla modalità classica, di tipo descrittivo classificatorio che ha formato generazioni di studenti, riottosi e recalcitranti, ed evoca didattiche prescrittive ed impositive.
I linguisti più accreditati hanno assunto un approccio critico della vecchia analisi logica, evidenziandone le inesattezze: prima fra tutte la classificazione dei complementi.
Tali inesattezze emergono soprattutto grazie all’analisi della struttura profonda degli enunciati, propria della linguistica generativa, che evidenzia elementi operanti anche se non presenti in superficie..
Perciò la "nuova" analisi logica non si ferma alla semplice etichettatura degli elementi, ma cerca di evidenziare le profonde reti logiche che collegano la realtà con il linguaggio.
La scuola pertanto, mirando alle competenze, richiede un insegnamento della grammatica che affianchi alla via nozionale (particolarmente applicata alle valenze verbali) quella attenta all'uso linguistico. Tale arricchimento utile per sviluppare competenze trasversali e per trasferirle, attraverso la metacognizione, ai vari ambiti disciplinari.
Per fortuna la maggior parte degli insegnanti sono aperti a queste sollecitazioni e rispondono positivamente, facendo proprie e mettendo in atto metodologie innovative.
Ho visto all’opera colleghi, attenti alle istanze degli alunni, condurre l’intera classe a ragionare su ogni argomento affrontato, rendere capaci i ragazzi a cogliere l’essenziale, a saper trovare la radice fondante del sapere, a ragionare per concetti.

Il loro modo di approcciarsi allo studio, partecipativo e interattivo, è diventato un habitus che li accompagnerà per tutta la vita e li aiuterà a risolvere problemi: hanno “imparato ad imparare”!.
Ripenso a come ha affrontato lo studio della grammatica Davide e mi viene un grosso dubbio, ma possibile che la sua insegnante di lettere impartisca lezioni così banali?

Lo affronto un po’ aggressiva :- Dimmi Davide, ma la grammatica in classe viene spiegata così, in modo stereotipato e banale?
Un sorriso ironico gli si stampa sul viso, sembra dirmi :- Ma come sei scema, hai creduto alle cretinate che ho detto? Senza rispondermi scappa via!

Postato il Venerdì, 25 gennaio @ 12:42:29 CET di lia

 
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